Nino Caravaglio, una vita da isolano tra ali e radici

10 August 2020

Nino Caravaglio, una vita da isolano tra ali e radici

10 August 2020

Sono nato sull’isola, questo è il mio posto nel mondo. È il trasporto per questa terra che mi consente di recuperare le mie radici, attraverso gesti semplici, arcaici e orgogliosi. Prendermi cura delle vecchie terrazze e dei terreni abbandonati per produrre un vino identitario di questo territorio, questo è il gesto d’amore più grande che posso fare per Salina.

Radici e ali, espressione del territorio e strumenti di agricoltura moderna, tradizione e innovazione, sogno e concretezza, vino ma anche capperi. Terra, mare, vento e sole questo è quello che trasuda una bottiglia Caravaglio, piena espressione di Salina, un’isola tra le più vocate alla produzione del vino nel bacino del Mediterraneo.

Salina è un’isola di terra molto più che di mare ma questa è una cosa che i turisti non capiscono, bisogna sentirla per capirlo, viverci e abbandonarsi a lei per comprendere il suo mistero. Siamo agricoltori più che pescatori, anche se io per primo amo il mare. Mio padre ad esempio era un formidabile pescatore ma è la coltivazione della terra che da secoli tiene in vita quest’isola.”

L’azienda ereditata dal padre e dai nonni, una famiglia isolana da sempre legata a quello scoglio in mezzo al Mediterraneo e un territorio vinicolo da salvare, che durante gli anni della giovinezza Nino osserva sgretolarsi davanti ai suoi occhi. Terrazze e campagne deserte su tutta l’isola, spopolamento e abbandono, molti seguono la chimera di una nuova economia, una veloce industrializzazione che promette ricchezza con minore fatica, un sogno economico che svuota le campagne e le tradizioni, ma che alla lunga si rivelerà scellerato. Nino lascia l’isola e studia Agraria a Catania, intenzionato a fare la sua parte per interrompere questo doloroso processo di perdita di eredità agricola, paesaggistica e culturale.

Una volta terminati gli studi sono stato tra i primi in Sicilia ad investire nell’agricoltura biologica, quando ho iniziato, agli inizi degli anni 90 in Italia non c’erano neanche gli enti certificatori. Capperi e vino, oggi si direbbe le eccellenze dell’isola, ma quando ho iniziato 30 anni quello che tutti mi ripetevano era sempre la stessa litania: ‘ma che devi fare con i capperi? Oggi invece questo è un prodotto estremamente ricercato e che produce ricchezza per tutta l’isola.”

Un frutto per sua natura simbolo di lotta e resistenza, sacrificio e coraggio, endemico a Salina e su tutte le Eolie. Come poteva smettere di essere una risorsa? Quella del cappero è una vittoria personale di Nino su un sistema agricolo ed economico che metteva all’angolo le piccole produzioni e i prodotti identitari. Oggi invece le soddisfazioni sono tante anche, sul fronte vitivinicolo.

Quella dell’azienda Caravaglio è una visione moderna dell’agricoltura che sa rendere economicamente sostenibile il valore della tradizione e che sa accostare con sapienza tecnologia e metodi arcaici.

Non cerco il vino buono in assoluto ma il vino più rappresentativo per questo territorio, per me tradizione significa scegliere vitigni autoctoni, produrre in biologico e identificare i territori più vocati per questo o per quel vitigno, come facevano i nostri nonni. Il nostro metodo di appassimento è ancora quello originale della tradizione, sui cannizzi di vimini. La modernizzazione delle tecniche la applichiamo più in cantina che nel campo, dove abbiamo degli impianti ad alto livello tecnologico.

Una produzione d’eccellenza che punta tutto sulla malvasia secca, ma anche sul passito, e su una piccola sfida che riguarda un vitigno rosso secolare: il Corinto nero.
Dodici ettari su tre isole diverse (Salina, Stromboli e Lipari), 60 mila bottiglie che vanno per il 70% all’estero: Stati Uniti, Germania, Norvegia, Francia, Giappone.

E ogni anno già a giugno rimaniamo senza vini, ma le bottiglie per Andrea Graziano le ho sempre. Ci siamo conosciuti più di 20 anni fa, eravamo tra i primi frequentatori siciliani del Salone del Gusto, ci siamo visti per la prima volta in aeroporto al gate per Torino. Da lì è nata una grande amicizia che dura da allora. Condivido a pieno la politica di FUD di valorizzare le produzioni locali, ammiro Andrea per come ha scelto di posizionare i prodotti siciliani, trovo straordinariamente efficace il modo in cui lo fa. Andrea mi coinvolge spesso nei suoi eventi, e io vado sempre anche se sono in piena produzione, perché so che è utile per tutti.”

15 September

Cinque anni insieme: EPPI BERDEI FUD PALERMO

Come cambia il mondo in cinque anni? A volte per…

7 September

La Sicilia in un panino: il libro di FUD ora in libreria

Un viaggio gastronomico, il racconto di una terra unica, un’emozione…

1 September

FUD END GO: scopri Milano un morso alla volta

Dopo aver esplorato a piedi Catania e Palermo,…

27 August

IN DE NEIM OF FUD

Progetti nati “in nome di FUD”, cosa significa per noi.

12 August

FUD END GO: scopri Palermo un morso alla volta

Approfittiamo della bella stagione per conoscere meglio le nostre città,…

10 August

Nino Caravaglio, una vita da isolano tra ali e radici

“Sono nato sull’isola, questo è il mio posto nel mondo.