Questa lunga storia d’amore: Sant’Agata e Catania

4 February

Raccontare la festa di Sant’Agata a chi non è di Catania non è semplicissimo. Si rischia sempre di banalizzare o enfatizzare troppo una festa che, tra folclore e religione, è parte integrante dell’identità di questa città.

Catania dal 3 al 5 febbraio si trasforma. E non è solo per la processione, gli spettacoli pirotecnici della “sira du tri”, i devoti vestiti di bianco o il folclore delle Candelore.
In tutta la città si respira un sentimento di appartenenza e un’atmosfera di festa davvero trainante per chiunque ci finisca in mezzo.

Non a caso “è la terza festa religiosa più famosa al mondo” oltre che Patrimonio dell’Unesco. Per partecipazione, infatti, seguono solo la Settimana Santa di Siviglia e il Corpus Domini di Cuzco, in Perù.

Per le strade bancarelle di dolci diffondono profumi deliziosi. I banconi delle pasticcerie si colorano del bianco delle minnuzze ri Sant’Aita e del verde delle olivette. Entrambe legate alla simbologia del martirio di Agata.

La patrona della città si festeggia, quindi, ogni anno dal 1126. In quell’anno, infatti, le spoglie di Sant’Agata, rubate 82 anni prima e portate a Costantinopoli, fecero ritorno in città. In quell’occasione i cittadini, colti di sorpresa, scesero in strada per festeggiare con quello che indossavano al momento. Il tradizionale “sacco” bianco è un ricordo proprio di quell’episodio.

Per tre giorni la santuzza viene portata in processione dai devoti: 
il fercolo con le spoglie della Santa fa il giro della città preceduto dalle Candelore. Queste un tempo erano semplici ceri, poi si sono “evolute” fino a diventare 12 colonne di legno barocche scolpite con immagine sacre e fiori che raccontano le corporazioni di mestieri.

Le candelore in processione seguono sempre un preciso ordine. La prima, la più piccola, è quella detta di “Sant’Aita”, donata dal Vescovo di Catania Monsignor Ventimiglia nel 1776. Segue la più antica, quella dei Rinoti (gli abitanti del quartiere di San Giuseppe La Rena). Poi ci sono la Giardiniera (degli ortofloricoltori) e quella, detta anche “a bersagliera”, dei pisciari (pescatori). E ancora la fruttaola, chiamata anche “a signurina”, e quella dei chianchieri (macellai). A questo punto si trovano le Candelore dei pastari, dei pizzicagnoli, dei putiari (o bettolieri) e dei pannitteri. Chiudono la fila il cereo del circolo Sant’Agata e quello più nuovo (inaugurato nel 2010) del Villaggio Sant’Agata.

Come si articola la Festa: tre giorni ricchi di emozione

Le celebrazioni hanno ufficialmente inizio il 3 febbraio, quando da piazza Stesicoro verso la Cattedrale, oltre alle Candelore, sfilano le massime autorità della città, a bordo di carrozze risalenti al Settecento. La giornata si si conclude la sera con “i fuochi du tri”. Uno spettacolo molto caratteristico di fuochi pirotecnici e musica in piazza Duomo.

Si continua la mattina seguente, con la Messa dell’Aurora che apre i festeggiamenti del 4 febbraio. Al grido di “Semu tutti devoti tutti”, i devoti seguono il fercolo attraverso la parte esterna della città, la processione si conclude all’alba dell’indomani con il rientro in Cattedrale.

Il 5 febbraio, poi, dopo la Messa ricomincia la processione (questa volta nella parte interna della città) che per certi versi è pure più intensa e lunga di quella del giorno precedente.

I momenti più caratteristici sono senza dubbio la “cchianata” di via di San Giuliano, che un tempo veniva fatta di corsa, ma negli ultimi anni per una questione di sicurezza si preferisce farla “a passo d’uomo” e la sosta in via Crociferi. Qui, le monache di clausura intonano canti a Sant’Agata da dietro le grate del monastero in un’atmosfera ricca di emozione.

Il rientro in Cattedrale è sempre carico di commozione: come quando si saluta un parente che sta per partire per un lungo viaggio, i devoti sventolano i guanti bianchi per congedare l’amata Sant’Agata che riabbraccerà la città solo tra un anno (e per un breve momento durante la celebrazione del 17 agosto).

E la Santa in risposta, poco prima di rientrare, rivolge lo sguardo alla piazza Duomo per dedicare a tutti i devoti il suo saluto benevolo.

 

Credit Foto: Salvo Puccio Fotografo

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