Francesco Poroli per FUD

8 1月 2021

Francesco Poroli per FUD

8 1月 2021

Se non lo conoscete ancora, è tempo di rimediare: Francesco Poroli, milanese DOC classe ’75 ha un curriculum ricco di prestigiose collaborazioni. Per FUD ha disegnato il BAFFALO BURGHER.

Le sue illustrazioni sono state esposte in collettive a Milano, Vicenza, Roma, New York e Londra. I suoi lavori sono stati pubblicati su testate del calibro del The New York Times Magazine, Wired, GQ, Il Sole24 Ore, La Repubblica e Style Corriere della Sera. Ha inoltre lavorato per clienti come Google, Adidas, NBA, Red Bull, McDonald’s, Unicredit e molti altri.

Insomma, capirete facilmente quanto siamo orgogliosi che anche Francesco Poroli, insieme a Mauro Gatti, Ale Giorgini e Antonio Sortino, abbia deciso di rappresentare uno dei nostri panini più amati. Il suo BAFFALO BURGHER vinto da un cavalleresco San Giorgio è un inno ai sapori iblei, assoluti protagonisti di questo nostro amatissimo burger.

Qualche mese fa, prima della pandemia, lo abbiamo raggiunto telefonicamente e ci siamo fatti raccontare un po’ di cose. Ecco cosa è venuto fuori da quella chiacchierata.

Com’è nata l’illustrazione del Baffalo Burgher, e più in generale come nascono i tuoi disegni. Cosa ti ispira.

Diciamo che in linea di massima mi motivano molto le deadline. Nel senso che sono abituato a lavorare sotto pressione. Per il BAFFALO BURGHER (proprio perché i termini erano più lunghi) ho fatto una lunga ricerca iconografica, che è passata, ad esempio, dalle linee geometriche più semplici alle decorazioni elaborate dei carretti siciliani. Da lì la scoperta della ricorrente rappresentazione di San Giorgio e l’elaborazione di questa illustrazione.

Un temerario San Fud sconfigge il Baffalo Burgher.  Ci sono “draghi” (paure, difficoltà) che hai sconfitto con la tua arte? Se sì, quali?

Non so, nel senso che se c’è una cosa che disegnare mi ha aiutato a fare è credere in quello che stavo facendo. Ho sempre disegnato, perché è questa la mia passione dal giorno uno, ma lo facevo in silenzio e solitudine. Ho sempre pensato avesse un valore terapeutico e non pensavo che qualcuno potesse pagarmi per farlo. Ecco, se la vediamo in questa prospettiva, disegnare mi ha aiutato a superare questa forma di timidezza, mi ha spinto a buttarmi e a crederci.

Hai lavorato per importantissimi brand (Adidas, Reebok ed Enel solo per citarne alcuni), tra i quali anche Greenpeace. Come vedi il mondo del futuro e come invece vorresti poterlo disegnare.

Partendo dal presupposto che è sempre tutto perfettibile e che i problemi al momento ci sono e anche importanti, non mi piace vedere solo il peggio. Forse perché ho due figli, ma ci sono tante cose che stanno prendendo una giusta direzione. Penso ad esempio al fatto che la mortalità infantile non è mai stata così bassa. È chiaro la strada è ancora tanta e lascerò ai miei figli un mondo difficile, ma con molte più possibilità di quelle che avevo io.

Sappiamo che sei un esempio di organizzazione, capace di conciliare famiglia e lavoro, e che, in un’intervista del 2013, hai dichiarato che tuo figlio preferisce la tua cucina. È ancora così? C’è un piatto che ti rappresenta in modo particolare?

È ancora così, nel senso che a casa cucino io, anche se i figli sono diventati due, un maschio e una femmina che sono il giorno e la notte e la mia cucina, per necessità, è diventata più elaborata. Non c’è un piatto che mi identifica o che rappresenti il legame cucina famiglia, anche perché avendo due figli, un maschio e una femmina, che sono il giorno e la notte districarsi diventa difficile. Ti faccio un esempio: lui è un carnivoro assoluto e non mangia completamente il pesce, lei al contrario ama il pesce e molto meno la carne.

Chiudiamo con un grande classico: che consiglio daresti a un ragazzo che volesse intraprendere questa carriera.

Disegnare, disegnare, disegnare e poi ancora disegnare. Perché solo tramite l’esercizio e la ricerca si trova il proprio linguaggio. Anche se a un giovane che voglia intraprendere questa strada mi sento di consigliare di preoccuparsi prima di avere qualcosa da dire piuttosto del come rappresentarlo. Non intendo dire con questo che la tecnica non sia importante, anzi, ma che in questo mestiere il messaggio ha sempre un ruolo preponderante.